Pensieri e parole, errori ed omissioni di un sopravvisuto al secolo scorso. "Seduto o non seduto faccio sempre la mia parte con l'anima in riserva ed il cuore che non parte" (F. De Gregori) Il mio motto? "dico quello che penso e penso quello che dico"........ Edgar Lee Masters: “DORCAS GUSTINE” Non ero amato da quelli del villaggio, ma tutto perché non avevo peli sulla lingua, e affrontavo chi m'insultava con una protesta diretta, senza nascondere o nutrire segreti rancori o rammarichi. E' molto lodato il gesto di quel ragazzo spartano, che nascose il lupo sotto il mantello, e si lasciò divorare, senza un lamento. E' più coraggioso, credo, strapparsi il lupo di dosso e combatterlo apertamente, magari per strada, tra polvere e urla di dolore. La lingua sarà forse un organo ribelle - ma il silenzio avvelena l'anima. Mi biasimi chi vuole - io sono contento. ______Indicazioni ai sensi e per gli effetti della legge 7 marzo 2001, n. 62: Il curatore del blog declina ogni responsabilità di qualsivoglia natura. Le notizie riportate provengono da altri siti sparsi per la rete, e dai normali organi d'informazione, persino da quelli Mediaset. I testi vengono redatti da soggetti evidentemente incapaci di intendere e di volere, prova ne sia il fatto che qualche volta hanno votato per la DC. "Nel caso le foto siano coperte da copyright o siano di proprietà e non pubblicabili, segnalatemi la cosa e provvederò ad eliminarle." "La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire". (George Orwell)
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Ieri sera a Galatone si parlava di ALBERGO DIFFUSO. I Gruppi di Azione Locale, i GAL in questo mondo di acrostici, praticamente dei consorzi tra Comuni che devono favorire l’integrazione di sforzi per il progresso di area intercettando finanziamenti pubblici, focalizzavano l’attenzione su questa grande possibilità giusta per incrementare l’offerta ricettiva locale.
Di Albergo Diffuso ne parlo io già da anni. In epoca non sospetta dalle pagine prima del Giornale di Galatone, poi dalle pagine dei Blog. In un intervento che sono stato chiamato a fare nel 2000 allo Stage 2000 del ROTARACT CLUB di Gallipoli sul tema “IL TURISMO: opportunità e prospettive di sviluppo per il Salento”, già avanzavo l’idea di questi nuovi sistemi di ricettività a bassissimo impatto ambientale. Secondo la mia analisi del territorio –sono sempre un tecnico del territorio, no?- Il Salento è terra predisposta per questo tipo di ricettività in quanto l’utente del turismo Salentino è sensibile al trattamento ed alla localizzazione ed ai servizi che agriturismi e alberghi diffusi possono offrire.
La terza edizione del Forum Regionale del Turismo ha prodotto dei risultati statistici che sono inequivocabili. Chi ha studiato questi risultati prima di parlare di turismo? Penso pochi, vista la massa di sciocchezze e banalità che ieri sera ho sentito.
Il turismo, sarà il caso di ribadirlo, si attua solo quando uno di questi quattro attrattori è d’interesse:
CULTURA e ARTE;
AMBIENTE e PAESAGGIO;
DIVERTIMENTO;
ENOGASTRONOMIA e PRODOTTI ARTIGIANALI.
Prima si lavora su questi attrattori, si “incredenziano”, si migliorano, si esaltano, poi sulla ricettività che è conseguenza degli attrattori e non motore. Prima di farsi i conti sugli ipotetici “turisti”, bisogna farsi i conti su come rendere accogliente ed attrattivo il proprio territorio. E finora si è andati in direzione ostinata e contraria.
Non è teoria. Lo spiega molto bene non io ma l’analisi fatta dalla Banca MPS. Così come lo dicono i dati forniti dall’Osservatorio Turistico della Regione Puglia.
Prima di parlare di questo argomento bisognerebbe partire da dati e rilevazioni. Scusate l’approccio tecnico ma da certi condizionamenti metodologici non riesco a prescindere.
Abbiamo dati su Galatone? Penso proprio di no. Si parla a vanvera.
Eppure servirebbero per avere un quadro della situazione. Forse bisognerebbe partire proprio da questa analisi elementare: Visitatori, interessi, provenienza, scaglionamento nei periodi, posti letto disponibili, posti disponibili nelle strutture ristorative, numero di pasti consumati nelle strutture, tipologia di turismo, settori di interesse… insomma una normale ricerca di mercato. Tutti i dati necessari per la programmazione di qualsiasi impresa.
Certamente chi cancella una delle Cinque Terre Liguri facendole diventare quattro, chi si ostina a “Muoversi in una direzione univoca prendendo più direzioni”, chi fa gemellaggi col Baltico sperando in negozi di birra, salmone e ambra nel nostro centro storico (quanti dei soldi spesi per quel gemellaggio sono rientrati a Galatone? Un altro dato che ci manca…) o scambi con Alberobello (
Allora, se le cose stanno così, non parliamo di turismo. Parliamo di Alice nel Paese delle Meraviglie. Il Cappellaio Matto lo mettiamo noi.
D’altronde chi ha detto che “siccome l’agricoltura è in crisi vale la pena costruire villette in ogni campagna” ha una idea fantasiosa e bislacca della agricoltura, dell’edilizia e del turismo. In pratica di tutta l’economia.
Quattro settimane fa (sabato prossimo è il quarto anniversario!) lo stesso personaggio diceva che Fulcignano sarebbe stato acquisito al patrimonio comunale in poche settimane. E ancora non lo è stato. Ieri diceva che il “Centro Storico sarà ristrutturato fra pochi mesi” e che i finanziamenti e gli Appalti per i Contratti di Quartiere “stanno per arrivare”. (Mandiamo qualcuno alla Stazione ad accoglierli!)
Tanto che per cercare di cominciare a far battere questo “Cuore” del centro storico (allo stato mi pare che più che un intervento di defibrillatore a quel cuore è stato praticato un espianto!) si potrà aspettare che tutti i Contratti di Quartiere siano finiti. Noi ci saremo? I Nomadi e Guccini certo che no.
Cadono le ossa.
Tanto che anche l’amico e collega Claudio Scarano, colui che ha creduto in Galatone (da non galatonese può succedere non conoscendo le persone… d’altronde dice “a bbecchi e a furastieri ni ‘ncoddhri ce bboi”! e Caludio era forestiero…adesso non più!) investendo un milione e mezzo di euro nell’idea di un Albergo Diffuso che è stata finora bistrattata, ieri sera si è dimostrato veramente deluso e esasperato tanto da prodursi in una tagliente e circostanziata filippica contro “Franco” che, da galatonese verace, “autru dice e autru face”.
Non si fanno le nozze coi fichi secchi! Né si amministra con le bugie.
Qui si cerca di tagliare le gambe all’imprenditore che non è “organico” alla visione “politica” di chi comanda (e non governa), mentre si svende
Ha da passa’ ‘a nuttata!
Ma, continuando così, siamo solo al vespero….

Estrema sintesi dal dossier completo pubblicato sul numero 7 della Rivista A LEVANTE, adesso in edicola.
L”OGGETTO MISTERIOSO” nel Palazzo Marchesale a Galatone.
Durante la fase finale dei lavori di restauro del Palazzo Marchesale Belmonte Pignatelli a Galatone c’è stato il ritrovamento di una strana struttura circolare, posta all’esterno del Frantoio del Palazzo Marchesale, dal lato del cortile posteriore.
Sotto il banco di detriti di colmamento è cominciata a venire fuori una struttura complessa, circolare, divisa in dodici settori a mo’ di spicchi, coperti con delle lastre di pietra leccese fornite di un foro di una trentina di centimetri di diametro e contornata da una corona circolare di astraco ben fatto. Sotto a questi settori circolari, costruiti in tufo locale con molta precisione, con i conci della parte tonda perfettamente centinati, si sono scoperti dei pertugi a scivolo scavati direttamente nel banco di arenaria: tutti uguali, tutti perfetti. La struttura era per la gran parte abbastanza conservata. Misurando si trovavano misure metriche che rimandavano ad un progetto dettagliato concepito in epoca di sistema metrico decimale, rigorosamente dopo il 1799 e non prima. Considerazione che mi andava sempre di più confermando che la struttura fosse qualcosa di genio ingegneristico raffinato.
Varie erano le ipotesi iniziali, ma nessuna convincente. Anche l’aiuto chiesto in ambiti universitari internazionali non ha portato contributi validi. Persino il prof Antonio Costantini, esperto di architettura rurale salentina, dichiarava di non essere mai incappato in una struttura simile.
Gli unici documenti attinenti, citati più volte dallo Zacchino, ci dicono che:
A - Il 15 aprile 1845 il Semola acquista da Arcangela Casaluci, per la somma di ducati 15,90, “un piccola casamento diruto sito nell’abitato di Galatone in contrada Vico Marangia Isola Castello, che attacca con le case di Antonio Mazzarella da scirocco e da borea col giardinetto dell’Eccell.ma Casa Belmonte, con una porta che ha l’uscita al detto Vico Marangia.” (Atto Not. T. Susanna).
B - il 18 giugno 1845 il medesimo Semola acquista da Rizzo Giuseppe, per la somma di ducati 200, una“rimessa sita nell’isolato del castello composta di un solo lamione e la mangiatoia di cavalli al di dentro attaccante col castello del Principe di Belmonte da scirocco e colla moraglia a levante”. (Atto Not. T. Susanna).
Don Luigi Semola era un esperto agronomo di Otranto, Amministratore Generale e “fittaiuolo” dei beni della Casa Pignatelli di Belmonte. Il Semola si era stabilito a Galatone prima del 1844 per organizzare l’impianto che si andava ampliando integrando le vecchie strutture del Frantoio del Palazzo e costruendo con l’espansione che si andava a fare sui nuovi lotti acquistati con gli atti succitati. L’idea dell’impresa del nuovo grande frantoio si dovrebbe attribuire a a Angelo Granito, nato il 20.10.1812 e morto il 29.06.1861; maritato il 09.12.1838 alla appena quattordicenne Francesca Pignatelli y Aymerich Pinelli Ravaschieri, 10ª principessa di Belmonte.
Sempre lo Zacchino ci riporta integralmente la descrizione rilasciata dal gallipolino Giuseppe Castiglione autore della monografia Galatone edita a Napoli 1855 e ristampata in Fonti per
“Merita però particolare attenzione nel Comune che descriviamo il grandioso Stabilimento oleario di pertinenza del signor Principe di Belmonte. Gioverà dire alcunché sulla sua origine ed importanza. Nel 1845 il tanto noto per le migliorazioni introdotte in provincia in fatto di agricoltura, D.Luigi Semola, faceva costruire in Galatone un trappeto, che per le grandi proporzioni vien denominato Stabilimento del Principe di Belmonte, come ché fondato nel castello o antico palagio feudale di proprietà di esso signor Principe. Consiste in sedici vasche a due pietre, e cinque pressoi idraulici. Richiama detto Stabilimento la curiosità di tutta la provincia, essendo unico nel suo genere, e costruito con simetria, uniformità e regolari proporzioni, in modo che da qualunque punto l’invigiolatore può osservare ciò che fanno 64 operai, oltre altre a 100 e più persone che giornalmente ivi, al più ristretto numero, prendon parte all’estrazione dell’olio comune e degli olii fini. Nel tempo del pieno raccolto nella grande stalla si mantengono 48 muli per muovere le macine. Tutto si fa a suon di campanello, e con misura di tempo segnato dall’oriuolo. Lo stabilimento di giorno e di notte viene illuminato da 72 lumi a gas; solo esempio questo di illuminazione di tal fatta che finora esista in provincia”.
Documento importantissimo che ci conferma alcuni dati: le iniziali sedici mole e cinque presse e la stalla capace di 48 muli ritrovate negli scavi durante il restauro. Ma nessuno fino a questo momento si era mai chiesto una cosa abbastanza elementare che ci viene suggerita dal testo del Castiglione: da dove prendevano il gas i 72 lumi?
La storia ci dice che l’idea di applicare all’illuminazione i gas combustibili che si formano durante la decomposizione di certe sostanze organiche appartiene al chimico francese Filippo Lebon, poi ripresi dall’ingegnere W. Murdock in Inghilterra. I suoi primi esperimenti col nuovo gas consistettero nell’illuminazione dell’officina di Watt e Boulton a Soho già nel 1803 e della filatura di lino dei signori Philipps e Lée a Manchester. Il carbone era distillato in ampie storte di ghisa e il gas, condotto in grandi serbatoi realizzati anch’essi in ghisa, veniva lavato e purificato prima di essere trasferito ai becchi di combustione. Nel 1812 Murdock costruì a Londra il primo impianto per l’illuminazione pubblica a gas.

Allora ecco che cos’è questo grande marchingegno: niente di più di quello che resta di una caldaia per la produzione di gas. Praticamente il guscio esterno di un gasogeno (o gassogeno), ossia di un dispositivo in grado di produrre gas a partire da una massa solida. I gasogeni più noti sono quelli a gas povero, che consistono in particolari bruciatori costituiti da una camera cilindrica di lamiera alta dai 3 ai
In questi forni al combustibile solido (carbone, coke o semplicemente legna secca) viene fornita una quantità insufficiente di ossigeno, cosa che porta alla formazione di molecole di monossido di carbonio. Il gas povero prodotto è appunto una miscela di ossido di carbonio, anidride carbonica, azoto e idrogeno. Nel nostro Frantoio dalle12 bocche di raccolta del gas partivano 6 tubicini per ognuna: i 72 lumi del documento. Il gasogeno di Galatone, progettato da don Luigi Semola, era nient’altro che la rielaborazione del modello inglese dal quale differiva perché, anziché essere montato in una struttura di mattoni fuori terra, era semplicemente ed economicamente interrato in una fossa scavata nella tenera arenaria locale. A Galatone il gas, anziché dal carbone, veniva ricavato dagli scarti della produzione dell’olio: fogliame e sansa. Un sistema ecologico di riciclo completo all’avanguardia. Tanto all’avanguardia dall’essere stato perfino dimenticato a Galatone, dove nessuno aveva più l’idea di cosa potesse servire questa strana fossa, chissà quando spogliata dalle sue strutture metalliche; sicuramente dopo l’avvento della illuminazione a corrente elettrica che fece improvvisamente diventare obsoleta quella a gas.
Un ultimo discorso vale la pena fare sul Frantoio venuto fuori dagli scavi.
In queste belle ed ampie volte si era scelto, fin dal primo momento della progettazione (quasi 25 anni fa), di allocare un museo civico. Gli ambienti erano idonei, l’accesso appropriato, la luce zenitale proveniente dai lucernari ottima, l’ubicazione pragmaticamente perfetta. Nonostante i numerosi progetti di varia destinazione del resto del Palazzo che si sono succeduti in questi anni la destinazione di quegli spazi è rimasta sempre la stessa. Inoltre si è sempre pensato a quel percorso che unisse in forma di galleria coperta via Garibaldi al giardino posteriore del castello così da raggiungere via Castello e rivitalizzare lo spazio posteriore. In questo modo i cittadini che avrebbero percorso la galleria si sarebbero trovati con
Il tutto ha portato i progettisti a fermare i lavori in quel settore. Prima di tutto perché i fondi stanziati per quella parte sono stati impiegati per gli scavi a mano ed il trasporto di metri cubi di macerie e terra (circa
Il Folk Lore è Memoria del Popolo.
PER LEGGERLO TUTTO COMPRA A LEVANTE!!!!
MILANO - Il modello di riferimento per i bambini tra i 7 e gli 11 anni? Valentino Rossi (per il 16%, e per il 28,8 fra i maschi) e Belen Rodriguez (8,2%), ma non solo: anche Michelle Hunzicker e Mike Bongiorno (i preferiti dal 31%) e addirittura Fabrizio Corona per quanto da una percentuale minima, l'1,2%. A dirlo è il decimo Rapporto nazionale sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza Leggi ancora...
ROMA - Adesso ne parla anche la seconda carica dello Stato. Renato Schifani interviene all'inaugurazione dell'anno accademico del collegio universitario «Lamaro Pozzani» ed evoca l'ipotesi di «elezioni anticipate». Secondo il presidente del Senato, se viene meno «la compattezza» della maggioranza «il giudice ultimo non può che essere il corpo elettorale». Frasi che vanno lette alla luce Leggi ancora...


SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.
Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.
Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.
ROBERTO SAVIANO
Firmate l'appello
ROMA — Non c'era bisogno che parlasse, infatti non ha parlato. Ma l'immagine che Berlusconi ha offerto ieri in Consiglio dei ministri — lo sguardo spento, il volto sofferente, un senso di estraniamento durante tutta la riunione — rendeva l'idea del distacco del premier. Il premier aveva lasciato fuori da Palazzo Chigi i timori di quello che considera il «nuovo complotto» ordito contro di Leggi ancora...

Ieri sera, a Lecce, presso la sede del FONDO VERRI, c’è stata la tanto attesa PRESENTAZIONE del VIDEO CLIP diretto dal regista EDOARDO WINSPEARE DEL BRANO "REASON AND PRISON" DELLA BAND MUFFX, TRATTO DAL LORO ULTIMO ALBUM "SMALL OBSESSIONS" della etichetta GO DOWN RECORDS.
Bella serata.
Intanto inizio della manifestazione “solo” dopo l’istituzionale quarto d’ora accademico. Ottima cosa se si cominciasse a rispettare tutti gli orari. Anche perché l’accogliente e fascinosa saletta del Fondo Verri, capace di una cinquantina di posti a sedere, a quell’ora era già piena zeppa. Chi è arrivato col fuso orario spostato si è dovuto accomodare in strada.
E la gente in strada c’era, e pure tanta. Ed erano, per la maggior part,e i tanti amici galatei che sono rimasti fuori, quelli abituati al fuso orario di un paese con l’orologio della piazza desolatamente fermo e silenzioso.
Aria da città, che volete?! Chi viene dal paesello…
Lecce, se avesse
Bella serata veramente.
Con una comunicazione veloce e spigliata. Oserei dire Rock. Senza fronzoli e masturbazioni mentali. S’è parlato chiaro e semplice, duro e puro. Stimolata da due simpatici e essenziali intervistatori è venuta fuori la schiettezza diretta di Luigi Bruno, portavoce Muffx, e la grande nobile semplicità di Edoardo Winspeare.
Edoardo Winspeare ha il pregio di essere veramente un grande personaggio. E’ franco, aperto alla comunicativa, autoironico, sorridente e rilassato come un bonzo. L’occhietto intelligente lancia stelline mentre tu lo vedi che indaga sul mondo e sull’umanità che lo circonda; non ostenta mai qualcosa che non è o che vuol apparire, anzi, è dotato di un innato low profile interiore. Ecco: a me quelli che fanno continuamente gli umili a parole mentre si gonfiano come tacchini farciti mi stanno sulle scatole. Così come quelli che continuano ad umiliarsi, sempre a parole, che sembrano battenti col cilicio, mi sembrano molto poco sinceri. Sai che mi sembrano? Quei secchioni che si lamentano perché al compito hanno preso un 9-!
Cazzo!
Se uno fa cose belle, apprezzate e di successo è normale e lecito che ne sia orgoglioso e consapevole. Allora cosa sono certe finzioni melliflue e striscianti contraddette poi dai fatti o da certi discorsi di spacciata umiltà che sanno di vero come un rolex comprato all’autogril?
Capisco che certo trombonismo borioso è insopportabile, ma anche l’umile finto è un bel disastro!
Mentre Winspeare ha una semplicità interiore che ti mette subito a proprio agio. E il brevissimo discorso di ieri sera era tutto imbastito su questo suo modo unico di “volare basso” facendo “alto”. Lui lo dice chiaro e tondo di essere “un cineasta”, non si umilia a parole, ma è capace di non fartelo pesare. I veri grandi uomini!
Ecco, Luigi ha la consapevolezza di essere riuscito a fare cose che altri le hanno solo sognate. Sa di essere una forza naturale del “fare”. Ma non se la tira, te lo dice chiaro: per riuscire a fare tutto questo bisogna sbattersi, cercarsi i giusti contatti, lavorare e imparare da chi ne sa di più. Allora niente lamentele e piagnistei. Nemmeno finte umiltà. Se vuoi emergere fuori dallo scirocco salentino non ci sono lacrime che ti portano a galla, non servono i facili alibi costruiti sui se e i ma. C’è da darsi da fare e saper fare. Ed ecco che poi, se fai musica autentica e giusta, trovi chi ti edita il CD, chi te li mixa negli States, chi ti manda in giro per l’Europa a fare concerti
E chi ti fa i video. E non uno qualsiasi. Te li riesci a far fare anche da un , nientepocodimeno, Edoardo Winspeare che sei riuscito a colpire con il tuo pezzo musicale convincente e originale.
E che ti fa, allora, Winspeare?
Un video bellissimo perché, all’apparenza, semplicissimo. Nessun effetto speciale, nessuna ruffianate trasformazione grafica, nessuna diavoleria fantascientifica, nessuna elucubrazione pseudo culturale. Winspeare mette in video ciò che è dentro al pezzo. Il video mi ricordava quei Pigioni michelangioleschi che escono fuori dal marmo facendoti credere che lì erano stati da sempre, che non c’è sforzo estetico e tecnico, che si tratta solo di togliere semplicemente il superfluo.
Cosa mi ha ispirato il pezzo al primo ascolto? Cosa scrissi nella prima entusiastica recensione di questo album? Che la musica mi rimandava a bande musicali, gente che balla, luminarie salentine, gendarmerie musicali, odore di pirite dei petardi, di zucchero caramellato di cupeta e di cannella e chiodi di garofano degli scagliozzi, statue sacre traballanti a tempo di cassa sulle spalle dei trasportatori. Eppure tutto questo sorgeva nel rock più duro. Evidentemente quello che ho sentito io non deve essere stato molto soggettivo, per un salentino, chiaramente. Perché Winspeare ha messo in una piazza salentina (o meglio: in una piazza come dovrebbero essere belle le piazze salentine nel luogo della mente), quella stupenda di Diso (secondo me una delle più belle del Salento, per armonia e non per abbondanza), un gruppo di suonatori rock, i Muffx, che sconvolgono i normali riti di allestimento di una festa padronale. Interrompendo l’orchestrare di banda attirano torme di pubblico festante, e perfino la banda, in un incedente corteo ballante. Il rock bandistico del pezzo Reason and Prison, con il suo ritmo a marcetta, i suoi stacchi sincopati, i suoi cori da beghine, si incastra perfettamente, come la ruotina dentata giusta al suo posto nell’orologio dell’armonia, in questa atmosfera di iconoclastia della tradizione nella tradizione.
Winspeare mette nella sua “bottiglia” comunicativa anche un piccolo messaggio: una forte carica di stimolo a scrollarsi da dosso una salentinità fossile e stereotipata facendo diventare questo corteo improvvisato una massa energetica che smuove e attira. Quasi un Quarto Stato di Pellizza di Volpedo in chiave Salento-Rock. Che parta dal rock il riscatto di questa terra senza troppo vittima del rimorso?
Nella torma cantante e ballante spiccano le doti di capopolo di Luigi, che esprime anche il video la sua naturale innata leadership, convincente come capintesta del corteo, perfetto nel ruolo di capobanda alternativo. Così come – va detto!- spicca, più volte inquadrato, trai tanti il volto d’intrigante stregante bellezza di Sara Zenobini: quel naso dipinto e quegli occhi magnetici e felini hanno stregato anche il registone!
Mi pare che la sapiente e cristallina misura dell’occhio di Edoardo e la carica di Luigi, Amedeo, Cristiano e Alberto si siano fuse perfettamente in un comune sentire; come se insieme volessero lanciare un appello: che il giovane rock che viene fuori dall’underground calcare delle cantine della nostra penisolata terra sorga e smuova una nuova più vigorosa vita.
Energia, prego!
P.S.: Nei titoli di coda, ancora una volta si ringrazia GALATOWN. Galatown ringrazia i Muffx per questo immeritato ricordo. Ma, sia chiaro, le critiche positive non sono “comprate”, ma solo meritatissime. Galatown non fa sconti. Se non fosse così tutta la serie di positive critiche uscite sulle testate specializzate europee non sarebbero dello stesso avviso!

Sembra incredibile, ma in un paese dove la scuola, gli ospedali, le carceri, le montagne, le fabbriche, i giovani «flessibili», le donne, i senza carte, i pensionati, i piloni di cemento armato dei palazzi, le amministrazioni pubbliche, i progetti privati si sfarinano nella nostra quotidiana esperienza di vita cambiando il futuro in polvere di cosa si parla ogni giorno, qual è la priorità in agenda del governo, quale il tema su cui si arroventa lo scontro politico? La riforma della giustizia, più esattamente del processo: l'ossessione privata di uno solo e tutta Italia dietro a battere le mani o a dissentire. Di tutti è questo il problema più grave: che un paese come il nostro non abbia gli anticorpi per reagire, che non sappia pretendere che si separi la vicenda personale di una sola persona dal destino - culturale, economico, giuridico, politico - di una nazione intera.
La notizia di giornata è il processo breve. Dato per fatto in mattinata ha avuto qualche intoppo nel corso del pomeriggio: le norme transitorie. Il fatto è che per mettere al riparo dalla Giustizia il premier si dovrebbero buttare a mare decine e decine di procedimenti in specie quelli che riguardano le truffe ai risparmiatori e i danni ai lavoratori. Lo diceva ieri Felice Casson, ci guida oggi nell'elenco Carlo Federico Grosso: Parmalat e Cirio, Eternit, Thyssen. Cosa volete che sia. Che importanza possono avere i familiari delle vittime, i risparmiatori finiti sul lastrico, gli avvelenati. Il presidente del Consiglio ha altro in mente. Voleva che gli alleati firmassero un impegno scritto: metterlo al riparo dai processi, punto primo. Il pover'uomo è del resto già alle prese con il caso Cosentino - nelle carte che anche oggi vi proponiamo il dettaglio del sistema di intrusione del malaffare nella politica in Campania - perché se passa il principio che un politico su cui la magistratura indaga per concorso in associazione camorristica non può fare il governatore della Campania che cosa succederebbe se per ipotesi un pentito, poniamo Spatuzza, dovesse testimoniare a Palermo che gli uomini di fiducia della mafia siedono oggi molto più in alto?
In subordine, se il processo breve non dovesse aver vita lunga, ecco che direttamente dai craxiani anni Ottanta torna Margherita Boniver che custodiva da anni la segreta speranza di ripristinare la norma «cancellata con un incredibile atto di vigliaccheria nell'ottobre del 1993 in clima di pesante intimidazione». Signore e signori riecco a voi l'immunità parlamentare: fresca di giornata, ieri, la proposta di legge costituzionale. Preveggente, Augusto Minzolini l'aveva evocata in un suo editoriale giusto due giorni fa. Un giornalista che vede lontano. O, in alternativa, vicinissimo: le bozze prima che accadano. L'ex vicepresidente del Csm Grosso dice che la proposta di legge sul cosiddetto processo breve «piaccia o non piaccia all'onorevole Fini, ha una sola ragion d'essere: salvare il premier. I costi della prescrizione processuale sarebbero ingentissimi: centinaia e centinaia di processi rischierebbero l'estinzione per decorso dei termini, con conseguente assoluzione degli imputati». Ma è urgentissima, no? Non è forse quel che solleverebbe l'esistenza, da domattina, di ciascuno di voi?
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI BARI — Nel fascicolo sono trascritte centinaia di intercettazioni telefoniche e ambientali, i verbali che riportano le ammissioni di persone già finite sotto inchiesta. E soprattutto ci sono le rivelazioni di un uomo che ha lavorato dietro le quinte, ma della sanità pugliese conosce molti segreti. E adesso avrebbe deciso di raccontare quello che sa, concentrandosi Leggi ancora...
L'italia aggressiva
Beppe Severgnini,
Il blog/forum "Italians", da cui questa rubrica settimanale prende il nome, si avvia a compiere undici anni. Un tempo lungo per un prodotto giornalistico, lunghissimo su internet. Il pericolo è l'odore di muffa (ma annuso freneticamente ogni giorno, e andiamo bene). Il vantaggio è la possibilità di osservare i comportamenti nel tempo.
I comportamenti del padrone di casa, ovviamente: ma quelli dovete giudicarli voi. Ma anche i comportamenti di chi scrive al forum. Riassumo, per non essere retorico: i bravi sono diventati più bravi (ad argomentare, a difendere le proprie idee, a cambiarle quand'è il caso); ma gli sciocchi, purtroppo, sono diventati più sciocchi.
Come si manifesta la stupidità sociale, nel XXI secolo? In molti modi, com'è evidente girando la città o guardando la TV. Ma ce n'è uno che trovo grave e irritante: l'aggressività. Il BISPERO (Bullo In Servizio Permanente Effettivo, Recidivo e Ottuso) è tra noi. Considera la villania una prova di personalità, nel traffico come allo stadio, in un bar come su internet. Tra tutti, questo è l'ambiente che preferisce: perché gli consente di far la voce grossa, senza mostrarsi qual è: piccolo piccolo.
Lo vedo dalle mail che arrivano, lo scopro leggendo i commenti su Corriere.it e girando nei blog: l'insulto è stato sdoganato. Non sono d'accordo con te? Parto da "Stronzo!" - termine antico, quasi deamicisiano - poi passo alle cattiverie vere. Politica, calcio, giustizia, sesso, immigrazione: ogni scusa è buona. Mi mancavano gli insulti scientifici. Ma dopo aver scritto, domenica, un pezzo sugli inconvenienti al CERN di Ginevra, sono arrivati anche quelli.
Confesso: vorrei vederli questi neoitaliani - le neoitaliane sono più educate - mentre vomitano ingiurie sullo schermo del computer. In pigiama, magari, con l'occhio spiritato e la boccuccia a carciofo. Convinti d'essere forti perché, nascosti dietro un indirizzo email, possono offendere tutto e tutti. Fosse terapeutico, direi: va be', lasciamoli fare. Ma non guariscono mai. Certi nomi si rincorrono, da un un blog all'altro. Don Abbondio convinti d'essere Batman.
Il BISPERO è l'avanguardia di un esercito che s'ingrossa. Non ho sondaggi o statistiche: solo esperienze e sensazioni. Ma temo che stiamo diventando un popolo di incazzati cronici, e non si capisce perché. Non c'è la peste, non c'è la guerra. Solo un Paese, insieme, irrequieto e immobile; un governo che a qualcuno piace e ad altri meno; una crisi economica di cui, peraltro, non abbiamo l'esclusiva.
Giro il mondo, vi prego di credermi: la gentilezza, fino a qualche tempo fa, era il nostro marchio di fabbrica, e attirava più stranieri di Venezia e del Colosseo. Non so cosa ci stia succedendo, e cosa possiamo fare per rimediare. Forse considerare l'aggressività per ciò che è: non lo stile dei forti, ma il marchio dei falliti.
Pubblico alcune mie foto fatte a Berlino nell'agosto 2004. Si vedono le testimonianze inserite nelle strade, a ricordo perenne di quella divisione così innaturale e dolorosa per un Popolo e per l'Europa.
Così come si vede il monumento alla riunificazione e alcuni settori del muro accatastati a pochi passi dal famoso chek Point Charly, ormai meta turistica, tanto che non si tratta nemmeno dell'originale ma di una copia spostata di quache metro da dove era l'originale. Bastano pochi euro per farsi una foto con le belle soldatesse!
Ma se tutto questo ormai a Berlino è solo richiamo turistico, se ormai il cielo sopra a Berlino è pieno di gru per i grandi lavori e per la bellissima architettura contemporanea che sorge ad ogni passo, se ormai Berlino è la capitale d'Europa per movimento culturali e avanguardia, da noi, quaggiù in questa striscia di terra spazzata dalla tramontana e ammalata dallo scirocco, si continuano a fare muri, e non di quelli a secco che tanto rendono caratteristiche le nostre campagne.
Stasera ci sarà l'incontro del Gruppo Promotore della Fondazione "La Città Del Galateo". Voglio proprio vedere quante associazioni infrangeranno i loro muri edificati a solismo, egoismo, personalismo e diffidenza e se, finalmente, si riuscirà a fare breccia nel muro di caparbia arroganza che questa Amministrazione, ed il Sindaco in particolare, ha eretto con puntigliosità dal primo giorno di mandato contro il popolo di Galatone e soprattutto contro la società civile che partecipa, promuove, opera e...critica.





